sabato 21 giugno 2008

INTERVISTA A M NIGHT SHYAMALAN


Pensa che potremmo definire questo suo film un film ambientalista, o ecologista?

- Devo dire che in ogni film che ho realizzato fino ad ora c’è sempre qualcosa che ha a che vedere con una mia preoccupazione, una mia paura el momento. Se ho preoccupazioni di tipo famigliare allora magari anche il film ha a che vedere con la famiglia o con la perdita della famiglia. In questo caso ero sinceramente preoccupato per il futuro, e la paura per il futuro credo che si veda in tutta la mia opera.

Quali paure ci sono alla base di questo tipo di film?
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Per questo film mi baso un po’ anche su le paure che c’erano negli anni ’50 e ’60, paure a proposito di quello che sarebbe successo al mondo come la terza guerra mondiale, i diritti civili,la caccia alle streghe, quindi abbiamo avuto film come “L’invasione degli ultracorpi” o “La notte dei morti viventi”. Tutti questi film si incentravano su una paura dell'epoca rispetto a quello che sarebbe successo al mondo. Attualmente ci ritroviamo in una fase in cui c’è questa nuova paura di ciò che potrà succedere al mondo, cito film come “Io sono leggenda”, “Cloverfield”, Si risente ancora ancora una volta questa ansia per il futuro.


Si possono citare molti film di fantascienza o del modello apocalittico. Da quali ha tratto ispirazione?


Citavo prima “L’invasione degli ultracorpi”. E' un film che mi ha fatto paura non tanto per via degli Alieni.I momenti che mi hanno colpito e anche spaventato di più sono, ad esempio, quello della scena in cui il bambino dice “sembra mia madre, questa, ma non lo è”; un momento pauroso, in cui ci rendiamo conto che le persone che pensiamo di conoscere bene e che amiamo all’improvviso cominciano a comportarsi all’opposto di quello che noi ci aspettiamo. Questo è qualcosa che mi ha portato a dare quest’impronta di “film di sopravvivenza” al mio film. Come sopravviviamo quando le cose cambiano così tanto nella mia vita. Un altro dettaglio: finito il film avevo la possibilità di scegliere tra una decina di sequenze per i titoli di testa e di coda, c’erano scene di DNA, di fantascienza, ho scelto la sequenza delle nuvole e sono stati i miei figlidi 8 anni ad accorgersi mentre guardavamo “L’invasione degli ultracorpi” che anche lì c’è la scena delle nuvole.

C’è un tema ricorrente nei suoi film, la perdita della fede e la riconquista tramite un evento straordinario…
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Tutti i personaggi principali dei miei film sono io. Se io interpreto un personaggio nel film non sono io. In questo caso il personaggio interpretato da Mark Wahlberg sono io. Mi immagino così bello. Il personaggio ha in sé, in qualche modo, una fede da recuperare. Fede in Dio,nell'amore, negli esseri umani, nel futuro. In questo caso il personaggio interpretato da Mark Wahlberg crede profondamente nella donna che ha scelto e crede ancor più che questa donna ridiventerà ciò che lui sa che in profondo lei è ed è sempre stata. Il suo migliore amico non crede sia così, anche lei vive un grande dubbio verso se stessa, non crede di essere quwello che il marito crede che lei sia, una sorta di fede cieca.
Io credo che alla base di ogni film, soprattutto dei miei anche se possono trattare di fantasmi o alieni, ci sia sempre qualcosa di spirituale, anche se all’inizio non se ne parla. Questo è qualcosa che rende molto forti le reazioni del pubblico verso i miei film, anche quando non piacciono, anche se il film viene detestato,crea delle reazioni emotive profonde. Piaccia o meno. Attori come Walherg che sono uomini di fede attraggono me e portano questa convinzione personale all'interno del personaggio.

Perché una ribellione della natura, delle piante – come ne “La cosa da un altro mondo”?
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Molte delle cose che vedete nel film le andavo leggendo o ascoltando nei giornali e in televisione, la scomparsa delle api negli Stati Uniti ha avuto molta eco, anche il riferimento che di fa nel film al batterio antico emerso dalle acque in Australia è una notizia vera, la settimana scorsa ho letto di neurotossine trovate nella vegetazione in un lago in Thailandia, con le coste contaminate. Sempre in Thailandia si sosteneva che le rane stanno per scomparire. Questo senso di squilibrio che ci danno i terremoti e i fenomeni naturali ci fanno sentire come se fossimo noi i visitatori di questa terra, di un’interconnessione totale tra tutto ciò che esiste insieme noi ci dà una prospettiva, un approccio necessariamente diverso: non siamo noi che osserviamo tutto il resto, ma siamo parte del resto. Io non coltivo piante però vivo in campagna e tutto è colline verdi e piante.


Nel suo film precedente si faceva accenno ad un uomo del destino, che avrebbe letto un libro… qualche riferimento ad Obama?

La cosa strana è che nel copione originale di “Lady in the water” per lungo tempo c’è stata chiaramente la descrizione di questo personaggio, quando Storydescrive un uomo afroamericano. L’ho tolta perché quando facevano gli screening test i primi spettatori coglievano di più il discorso razziale, ma il film era un modo per raccontare come raccontiamo storie l’impatto che le nostre storie hanno sugli altri, possono modificare la vita di altre persone senza volerlo. Questo era il motivo per cui ho voluto togliere quella parte in cui si spiegava chi sarebbe stato quest'uomo lasciando il succo.

Alcune immagini sembrano già viste, da qualche parte. Che fonti ha avuto di ispirazione grafica? Quadri, illustrazioni, fumetti?


Questo film, fatto per far paura, si svolge tutto alla luce del giorno. Prendo in prestito molto da vecchi film a livello visivo,dell'era di Hitchcock, mi fa sentire a mio agio ma anche dall’estetica giapponese minimalista, da Kurosawa, e anche scene che avrebbe girato da Kubrick; mi sono dovuto trattenere dal fare inquadrature troppo alla Kubrick, con l’obiettivo ampio, con certe posizioni dei personaggi, certi movimenti. Sia io che l'attore abbiamo deciso di distaccarci da tale estetica.
E’ sempre il modo in cui uno alza la cinepresa, l’inquadratura che fa, che ti trasmette questa nota “musicale” attrevarso l'immagine. Facendo la stessa inquadratura in cui riprendiamo una folla, mettere la folla al centro dell’inquadratura crea una sorta di equilibrio che è quasi innaturale e quindi imperfetto, una sorta di disagio, come se qualcosa stesse per accadere; la persona si sente sollevata nel momento in cui il regista sposta l’inquadratura della massa di gente a destra o a sinistra. Se poi l’inquadratura va dall’alto verso il basso leggermente, questo cambiamento di visuale diventa un qualcosa che intimidisce chi osserva. Se invece è sullo stesso livello, paritaria, dà un’idea di conversazione, di dialogo continuo; e poi basta alzare leggermente l’inquadratura di una decina di centimetri, chi osserva ha bisogno di ridefinire, che sia una folla o un gruppo di animali, c'è il bisogno di togliersi da quella situazione una volta che la definizione è stata data. Ad esempio, potevo chiedere al mio direttore della fotografia di alzare leggermente l’inquadratura quando l’attore non era a suo agio e aveva bisogno di ridefinire qualcosa.

Che cameo fa in questo film?


In questo film ho un ruolo importantissimo. No in realtà sono solo la voce dell'amico Jeoy a telefono. Che si vedrà nel dvd.

In questa tragedia catastrofica i cittadini sono come abbandonati a loro stessi, non si vede mai lo Stato:

Quando ho riflettuto nella mia mente su come impostare la cosa ho sentito che nelle 36 ore in cui si svolge la vicenda, con un isolamento progressivo sempre più forte dei personaggi, non consentiva e non prevedeva un intervento così massiccio da parte dello Stato perchè nel momento in cui la cosa veniva realizzata e gli esseri umani diventavano sempre più sparuti l'intervento dello stato era inutile perchè ci si ritrovava senza genitori. Come un bambino che si ritrova solo. La paura di essere isolati e soli senza nessuno che si può prendere cura di te eche ti può proteggere.
E poi c’è un altro aspetto da tener presente: oggi è esperienza comune di chi ha subito perdite e tragedie venir a sapere di eventuali incidenti, perdite, tragedie familiari, da amici, corrispondenti, dalla CNN prima ancora che le autorità riescano ad identificare e a raggiungere i parenti di una vittima. Quindi c'è questa assenza dello stato in prima linea.

Ci dica qualcosa a proposito della classica paura americana del proprio vicino di casa, altro grosso terrore dei superstiti nel film:

Quella dei vicini credo che sia una paranoia esclusivamente statunitense. Il cortile dietro la mia casa oggi è tutto recintato, alto, mentre quando ero giovane io mia madre mi diceva semplicemente “torna per cena per le sei e mezzo”. Mia moglie è molto intelligente, eppure non riesco a convincerla in alcun modo che da quando ero ragazzino io a oggi le statistiche riguardo i rapimenti dei bambini che giocano in cortile non sono cambiate, non c’è stato questo terribile aumento di rapimenti o male fatto ai bambini. Non riesco però a convicnerla. Dove viviamo noi l’ultimo fatto grave è successo nel 1984, quando un uomo è stato assassinato, dopodoché credo che non ci sia stato nemmeno un furto d’auto in questi 25 anni. Hithcock voleva fare questo film su questa ragazza che credeva di essere seguita da qualcuno per le strade, poi sull'autobus immagina che qualcuno la stia ancora seguendo allora scende,sisente ancora seguita, si nasconde, sente dei passi, poi arriva finalmente alla porta di casa apre la porta ed è con una accolita di diavoli e di esseri demoniaci che bevono e bivaccano a casa sua. La paranoia di questa ragazza l'ha portata a vivere nell'incubo. Ed è questo un po' il senso che volevo dare nella scena della passeggiata in campagna.

a cura di Gianluigi Perrone

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